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Di seguito l'articolo del nostro collega Antonino impegnato nella ricerca del pescatore monfalconese disperso: Sabato scorso, 31 luglio, verso le ore 13.00, al rientro all’ormeggio dopo il consueto giro di pattugliamento in mare con l’imbarcazione della nostra squadra nautica di Protezione Civile, sono stato avvicinato da una giovane signora e da un anziano signore visibilmente agitati, i quali mi chiedevano se potevamo dare loro una mano con la nostra barca per la ricerca di un loro congiunto che, uscito in mare a pesca, si supponeva avesse avuto dei problemi. Era di fatto stata segnalata e ritrovata la sua barca “vuota” ed in moto che girava su se stessa e senza persone a bordo. Confermando loro la nostra disponibilità, dicevo che, come da Procedure, il nostro intervento avrebbe dovuto essere organizzato insieme alle altre risorse dalla GUARDIA COSTIERA dove immediatamente li ho invitati a recarsi. Avvertivo subito il nostro “capo squadra” dei nautici che iniziava le procedure per l’allertamento e la formazione dell’ equipaggio che sarebbe dovuto uscire dopo l’avviso della Guardia Costiera e l’apertura ufficiale dell’emergenza e quindi della ricerca del disperso. Dopo un paio d’ore circa, il primo equipaggio era già in mare, collegato e coordinato via radio con la Guardia Costiera che, su un canale radio di lavoro dedicato, gestiva tutti i partecipanti alla ricerca. Guardia Costiera, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia, Protezione Civile con la collaborazione di sommozzatori ed elicotteri, iniziavano a setacciare il tratto di mare che va da Marina Julia a Grado, da sottocosta fino ad alcune miglia a largo. Intanto, altre squadre di nostri colleghi ispezionavano da terra le parti prospicienti il tratto di mare dove si presupponeva che il disperso fosse caduto in acqua. Contemporaneamente, l’ausilio degli elicotteri forniva informazioni dall’alto. Tra sabato e martedì, molti equipaggi della nostra squadra si sono avvicendati con turni di 6 ore per coprire quasi tutte le ore di luce per la ricerca dell’uomo in mare. Vista la vastità della zona da esplorare e la massiccia partecipazione dei ricercatori (che nel nostro caso vedeva noi volontari speranzosi di trovare, almeno inizialmente, l’uomo ancora in buone condizioni) purtroppo, al trascorrere del tempo, le speranze di trovarlo ancora in vita diminuivano, ma le ricerche continuavano senza sosta. Martedì 3 Agosto alle ore 10,55 in zona “Quarantia”, all’altezza del “primo caregone” visto da terra, in posizione semi-affiorante, a circa 2 metri di profondità, un gommone dei Carabinieri subacquei con il suo equipaggio ha avvistato il corpo senza vita del disperso. Avvisata la Sala Radio, veniva data la cessazione della ricerca e tutti gli equipaggi facevano rotta verso la banchina del porto commerciale di Monfalcone dove al molo 4 c’erano ad attendere le Autorità competenti ed il medico legale per le procedure del caso. C’erano anche la giovane signora e l’anziano uomo (moglie e padre del giovane) che avevo incontrato sabato scorso in attesa del rientro delle spoglie del loro congiunto. Ciò che purtroppo è accaduto a Massimo (questo il nome dello sfortunato diportista), uscito in mare per la sua solita battuta di pesca e rientrato in un sacco di plastica per la tristezza di noi tutti, DEVE una volta di più fare riflettere su quante insidie possono improvvisamente materializzarsi e che, quindi, la PRUDENZA E L’OSSERVANZA DELLE REGOLE SONO FONDAMENTALI SEMPRE , ANCORA DI PIU’ PER CHI VA IN MARE A. Di Miceli |